L’industria italiana, messa a dura prova dalle forti pressioni competitive e che fa fatica ad
affermarsi in modo significativo in settori ad alta tecnologia, deve porsi l’obiettivo di
rinnovare in profondità la base scientifica e produttiva dei propri assetti. Questo obiettivo
può essere raggiunto valorizzando la struttura distrettuale italiana e sostenendo con vigore
lo sviluppo di imprese che producano beni e servizi ad alto contenuto di conoscenza.
A tal fine, gli autori avanzano le seguenti proposte per rendere più robusti e competitivi i
distretti industriali e tecnologici italiani:
1. Selezionare alcune filiere scientifiche e industriali ad alto impatto economico a livello
mondiale, introducendo meccanismi che premino la consistenza imprenditoriale e
generino una partecipazione allargata al rischio di impresa, per generare discontinuità
positive nella scala degli investimenti e dell’innovazione.
2. Favorire le partnership strategiche su filiere specifiche di ricerca industriale, sia a
livello intra-distrettuale che inter-distrettuale;
3.
Stimolare e valorizzare le convergenze tra competenze scientifiche e industriali in
ambiti trasversali e sinergici, che vanno dalla biomedicina all’informatica, dalla fisica
applicata alla scienza dei materiali.
4.
Rendere più efficiente e diretta l’interazione ricerca-industria, incentivando la mobilità
di ricercatori e tecnologi -tra centri di ricerca ed imprese, particolarmente quelle
piccole e medie, tra distretti industriali e tecnologici, tra imprese e centri di ricerca –
per imprimere un’accelerazione sostanziale ai processi di comunicazione e
valorizzazione della conoscenza nel nostro Paese.
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