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LDE per il PD

I. Liberal nel Partito Democratico
Perché il Partito democratico sarà la “casa” della cultura politica liberaldemocratica

Crediamo che all’interno del Partito democratico – con un passaggio storicamente irripetibile – si stiano ponendo oggi le premesse migliori affinché le espressioni diverse della cultura liberaldemocratica (riformismo socialista, cultura repubblicana, liberale, ambientalista, laica senza aggettivi) possano cercare e trovare una collocazione centrale per le loro idee e visioni, rifuggendo allo stesso tempo dalla facile tentazione di considerarsi “le minoranze dei migliori”.

C’è bisogno che la cultura liberaldemocratica e riformatrice faccia la sua parte all’interno del Pd

- perché crediamo nel modello europeo di economia di mercato e nella competizione, che solo possono garantire un innalzamento del benessere collettivo e individuale della nostra società, senza che questo significhi non occuparsi più della condizione dei più deboli, degli emarginati e delle zone svantaggiate del Paese, ma anzi rilanciando il valore della solidarietà, della cooperazione, delle pari opportunità; un sistema con poche ma incisive regole per evitare distorsioni e sopraffazioni;

- perché crediamo nel valore costituzionale della laicità dello Stato, il quale deve garantire la massima libertà, eguaglianza e rispetto a tutte le fedi religiose, senza tuttavia privilegiarne alcuna;

- perché crediamo che un Paese debba investire nel suo futuro e debba formare i suoi giovani con una scuola ed un’Università competitive, efficaci, efficienti e coerenti con i bisogni della realtà contemporanea;

- perché c’è una richiesta di modernizzazione profonda e complessiva del Paese, soprattutto da parte delle generazioni più giovani, che passa necessariamente dalla garanzia di libertà per la ricerca scientifica e tecnologica, anzi da politiche di stimolo e sostegno per esse, puntando al ritorno nelle nostre università e laboratori di quei “cervelli” che o sono sempre stati all’estero oppure sono stati costretti ad abbandonare gli ambienti di ricerca in Italia;

- perché c’è bisogno di rimettere al centro del dibattito politico – in maniera quantomai “laica” - il tema della sicurezza, intesa come difesa collettiva dai fenomeni di criminalità grande e piccola, specie nelle aree urbane, assieme alla massima attenzione per l’efficienza e la modernizzazione urgente del sistema-giustizia, senza la quale ogni ricerca della sicurezza e di lotta alle organizzazioni criminali, vecchie e nuove, rischia di essere vanificata.

- perché è urgente garantire ai cittadini la ricerca di una condizione sociale complessivamente più stabile e certa, nella quale tornino ad affermarsi in maniera “solida” il senso del dovere di tutti e di ciascuno, la gratificazione riconosciuta all’impegno e al merito, un giusto equilibrio tra diritti e doveri, la visione moderna dei compiti che certamente spettano ad uno Repubblica equa ed imparziale, all’interno del quale non possono esistere lavoratori di serie A e lavoratori di serie B;

- perché nel Dna della cultura liberaldemocratica c’è da sempre la concezione di un’amministrazione pubblica “leggera”, ma allo stesso tempo efficiente, moderna ed efficace, trasparente e rigorosa nell’impiego delle risorse pubbliche, capace di valorizzare e premiare la competenza, la professionalità e il merito, fortemente impegnata a migliorare la qualità dei servizi e delle prestazioni pubbliche e a ridurre gli oneri burocratici e gli eccessi di regolazione, disposta a rinunciare ad intervenire laddove il privato può fare più presto, di più e meglio;

- perché è chiaro che il futuro dello scenario mondiale sarà sempre più occupato da molti e diversi attori, e che le grandi scelte di politica estera del futuro non potranno farsi contrapponendo artificiosamente “più Europa” a “più Stati Uniti”, consapevoli come siamo che l’Unione Europea e gli Usa restano due pilastri fondamentali della politica mondiale accomunati da storia, principi di fondo e interessi.

Ecco perché sosteniamo la candidatura di Veltroni alla guida del partito democratico. Perché incarna, rappresenta e promuove quella spinta radicalmente innovatrice, modernizzatrice e riformista che al Paese necessita, che il Paese chiede e che il Paese vuole. Programma già reso noto da Veltroni nelle grandi linee dei suoi interventi, che noi condividiamo in pieno ed al quale intendiamo dare il nostro contributo di elaborazione politica al fine di rafforzarlo e completarlo, a partire dalle tematiche delle riforme istituzionali.

L’Italia è ad un bivio cruciale: o compie un balzo in avanti, un colpo d’ala che ne rilanci crescita e sviluppo, o rischia di soccombere di fronte ai suoi principali competitori. Noi, liberaldemocratici, componente storica della vita italiana, siamo pronti a fare come sempre la nostra parte per costruire un Paese forte ed una nuova politica.

Enzo Bianco Enrico Morando Franco Bassanini Valerio Zanone

Hanno aderito all'iniziativa:

Giuliano Amato, Adolfo Battaglia, Giuseppe Biscardi, Antonio Canino, Ludina Barzini, Sandro Battisti, Giorgio Bogi, Elena Caffarena, Paolo Colla, Giusi Currò, Franco Danieli, Tina Di Felice, Di Giammaria Loris,

Beppe Facchetti, Giovanni Fittante, Fabio Galluccio, Paolo Gentiloni,

Sandro Gozi, Valter Grossi, Sergio Guerrini, François Lafond,

Linda Lanzillotta, Massimo Livi Bacci, Claudio Lodici, Antonio Maccanico, Beatrice Rangoni Machiavelli, Enrico Manca, Alberto Mancinelli,

Dante Mannarino, Andrea Manzella, Michele Manzelli, Franco Minucci,

Jacopo Molina, Danilo Moriero, Giuseppe Ossorio, Micaela Panella, Gianfranco Passalacqua, Stefano Passigli, Raffaele Pastore, Antonio Polito, Raffaele Prodomo, Stefano Rolando, Raffaele Roselli, Antonio Saitta,

Luciano Segre, Carlo Staccioli, Terzi Giuliano, Marco Vignudelli,

Gustavo Visentini, Olga Visentini, Francesco Vittozzi, Maria Zaniboni, Francesco Zappìa

 

Roma, 11 luglio 2007

Carissimo,

negli ultimi anni ho avuto l’opportunità di conoscere più da vicino la provincia di Rimini, partecipando a incontri di approfondimento promossi dalle istituzioni locali e dalle organizzazioni economiche e sociali del territorio. Nell’ultimo anno, in particolare, ho partecipato ad alcune iniziative politiche organizzate dalle associazioni che, insieme ai partiti, stanno lavorando alla nascita del Partito Democratico, partito che finalmente unirà le grandi tradizioni riformiste del nostro Paese. Mi riferisco agli incontri promossi dall’Associazione per il Partito Democratico, da Libertà Eguale e dal Laboratorio Democratico Europeo (LDE), associazione quest’ultima che presiedo e ho contribuito a fondare nel 2004.

II LDE si è proposto sulla scena politica nazionale e sui territori in cui è attivo come network di giovani attivi nel mondo del lavoro, dell’impresa, delle professioni e dell’associazionismo che intendono proporre contenuti in un rapporto di interlocuzione diretta con la politica e gli amministratori del territorio. È un’associazione senza fini di lucro nata per promuovere lo sviluppo e la diffusione di un “pensiero europeo” ed opera su tre livelli: europeo è il suo orizzonte politico e culturale, la dimensione da cui intende trarre ispirazione e a cui intende riferirsi; nazionale è la sua natura e il raggio della sua azione; locale è l’ambito del dibattito che vuole animare per far crescere un nuovo spirito di comunità e di partecipazione. Il Laboratorio vuole contribuire a dare voce a chi decide di impegnarsi per portare avanti un progetto di società che sappia rispondere alle sfide del presente e del futuro con chiavi di lettura moderne e innovative. Tutto questo per fare in modo che la rinascita della politica (politics) si realizzi attraverso l’elaborazione di politiche (policies) davvero al passo coi tempi, capaci di sostenere il merito e le competenze, di rafforzare la coesione sociale e la competitività tecnologica, di affrontare le sfide ambientali, di valorizzare la diversità territoriale.

In questo senso va inquadrato l’impegno del LDE nel percorso di costituzione del PD, un impegno all’insegna dell’apertura dei processi democratici interni ai partiti e al servizio dell’innovazione programmatica. Ritenendo fondamentale che il PD riesca ad interloquire con tutte le volontà di impegno ancora esterne al recinto della politica e dei partiti, abbiamo ritenuto necessario organizzare un convegno che si inserisce nel percorso di riflessione culturale che contraddistingue l’attuale fase di nascita del nuovo partito. Un convegno che vedesse come protagonisti alcuni giovani riminesi, tra i 30 e i 40 anni appartenenti a quei mondi, sopra richiamati, il confronto con i quali è di importanza vitale per la politica. Allego alla lettera il programma.

L’iniziativa, realizzata in collaborazione con il Gruppo Consigliare “DS-Margherita L’Ulivo” della Provincia di Rimini, costituisce un’importante occasione di dialogo con istanze spesso tenute al di fuori dei circuiti di decisione politica. Sarebbe dunque molto positiva la partecipazione dei parlamentari e dei consiglieri regionali della provincia di Rimini appartenenti al Gruppo de “L’Ulivo”, dei rappresentanti delle istituzioni locali e dei gruppi dirigenti di DS e Margherita.

Nella speranza che possa partecipare in prima persona al convegno, La ringrazio anticipatamente e Le porgo i miei più cordiali saluti.

On. Sandro Gozi

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Gentile Amica, caro Amico,

l’intuizione che ha portato alla nascita del Partito Democratico è stata quella dell’incontro fecondo tra diversi filoni politici: dalla cultura cattolico-democratica a quella del socialismo europeo, alla cultura liberaldemocratica, che si richiama a sua volta alle tradizioni liberale, repubblicana e azionista, socialista, ambientalista.

Abbiamo deciso di lavorare alla costruzione di un’area liberaldemocratica all’interno del Pd, area che con sintesi felice abbiamo chiamato Liberal.

Vogliamo ridare corpo e visibilità a quel filone politico democratico che ha giocato una parte importante nella vita del Paese e nella costruzione della Repubblica, e che ha sicuri punti di riferimento - fra gli altri - nella visione laica dello Stato, nell’affermazione del merito, nella libertà dell’impresa e della ricerca, nella costruzione dell’Europa unita, in una sempre più ampia affermazione dei diritti della persona e del cittadino.

Siamo convinti che nel Partito Democratico c'è bisogno di vedere affermati questi valori ed è necessario tradurli in coerenti iniziative politiche. Siamo convinti che una indispensabile azione riformatrice della società italiana abbia, oggi più che mai, bisogno della nostra cultura politica. Un Paese diventa moderno se è capace di superare incrostazioni, battere corporativismi, liberare energie compresse.

L’appuntamento che Ti diamo è per l’incontro nazionale che si svolgerà sabato 26 gennaio a Roma, presso il cinema Quattro Fontane, e che vedrà l’intervento di Walter Veltroni, Segretario nazionale del Partito Democratico.

Se la cosa Ti interessa, Ti terremo informato facendoTi avere il programma della giornata e ogni altro dettaglio utile. Con l’occasione Ti alleghiamo il manifesto dei “Liberal” del Pd con l’elenco dei sottoscrittori. Puoi senz’altro comunicare la Tua adesione sia al manifesto che alla iniziativa del 26 gennaio scrivendo una mail a liberalpd@libero.it.

Per il momento, e in attesa di salutarTi di persona, Ti auguriamo un 2008 intenso e pieno di soddisfazioni.

Allego il documento con cui abbiamo iniziato questo percorso. E' necessario, se condividi l'iniziativa, diffondere l'appello e informare chi è interessato dell'appuntamento del 26.

Facci sapere.

Enzo Bianco

 

Due giugno per il Partito democratico
quello che abbiamo capito noi

Il 2 giugno 2007, al Teatro Quirino a Roma, le associazioni laboratorio Democratico Europeo, Associazione nazionale per il Partito Democratico e Incontriamoci per il Partito Democratico hanno organizzato l’incontro: «Partito Democratico: partecipo, decido, cresco».

All’incontro sono intervenuti Walter Veltroni, Giovanna Melandri, Arturo Parisi, Giulio Santagata e Romano Prodi. Le informazioni sull’evento sono disponibili sul sito www.prodp.net

Questo è quello che - dopo l’incontro - abbiamo capito noi.

1. Abbiamo capito che l’esperienza di un confronto diretto tra politici e cittadini è più bella di quella con i politici in un salotto televisivo e i cittadini dall’altra parte dello schermo;

2. Abbiamo capito che il PD non dovrà essere la semplice somma aritmetica di A+B+C, dove «A» sono i DS (o una parte dei DS), «B» la Margherita, e «C» tutto quello che rientra nella cosiddetta società civile. Piuttosto, dovrà essere «D», qualcosa di completamente nuovo, qualcosa che non è mai esistito, perché solo un P«D» così sarà in grado di produrre idee e ricette nuove per il futuro del paese. Abbiamo capito che questa «D» è ciò che Veltroni ha chiamato «cultura nuova»;

3. Abbiamo capito, poi, che il PD punterà sul merito, sulle capacità personali e professionali, per fare in modo che non continuino a prevalere il censo, il familismo, o la cooptazione; e per far sì che dal nuovo PD il merito come valore si irradi non solo nel mondo politico ma anche in tutti gli altri ambiti, per dare vita ad una nuova, vera rivoluzione di metodo, stile, cultura;

4. Abbiamo capito che i giovani saranno una priorità del nuovo PD, ma che bisognerà scongiurare che questa priorità non si trasformi in un’operazione di pura cosmesi, con il nuovo PD riempito di «giovani vecchi», di persone giovani anagraficamente ma figlie di quella vecchia mentalità che non ha portato il paese tanto lontano;

5. Abbiamo capito che corriamo il rischio di ritrovarci con quote rosa per le donne, verdi per i giovani, marroni per gli alpinisti, gialle per i biondi; e che non è ancora abbastanza chiaro che il metodo delle quote riproduce una logica di spartizione basato sull’identità invece che sulle idee, sull’appartenenza invece che sulle relazioni, sull’essere invece che sul fare. Abbiamo capito che c’è ancora molto lavoro da sbrigare per far capire che si può costruire un PD che sia veramente inclusivo e aperto a tutti - a partire dalle donne e dai giovani - senza necessariamente ricorrere per questo alle riserve di caccia, comunque per farlo solo in via transitoria ed eccezionale;

6. Abbiamo capito, poi, che la qualità del nuovo PD si misurerà anche dalla sua capacità di essere un partito intollerante nei confronti di qualsiasi illegalità, e allergico alla più piccola forma di disonestà; e che farà del recupero di una corretta tensione morale da parte della classe dirigente e politica una delle sue bandiere, uno dei fondamenti della sua nuova identità;

7. Abbiamo capito, infine, che nella Costituente del PD, almeno nelle intenzioni di Prodi e di Veltroni, bisognerà per avere piuttosto mozioni diverse, fatte di nuove alleanze e con nuove idee, in vera competizione; mozioni che servano non per ottenere l’ennesima cambiale in bianco dagli elettori, ma per ottenere consensi attorno a nuove proposte, a nuovi progetti per il PD e – attraverso il PD – per l’Italia.

Questo è quello che abbiamo capito. Speriamo di non averlo capito soltanto noi.

Roma, 6 giugno 2007

 
Presentazione del quarto quaderno
La La volatilità del prezzo del petrolio e l'evidenza ormai conclamata dei mutamenti climatici e della loro origine hanno posto la questione energetica al centro del dibattito politico in tutto il mondo ...
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E' partito il tesseramento per l'anno 2009
Scarica da qui la lettera per da compilare ed inviare a Laboratorio Democratico Europeo, per associarti.
Comunicato sul primo quaderno LDE
Un gruppo di giovani ulivisti animati da Sandro Gozi, deputato dell’Ulivo, annuncia il proprio sostegno a Veltroni ...
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Presentazione del primo quaderno a Cesena
I politici italiani? Sempre più anziani e incapaci di capire i problemi reali del paese ...
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