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Presentazione del primo quaderno a Cesena

I politici italiani? Sempre più anziani e incapaci di ca­pire i problemi reali del Pae­se. Nelle ultime legislature l'età media dei parlamenta­ri non ha fatto altro che au­mentare. I deputati sotto i 30 anni sono ridotti ormai a tre, mentre la pattuglia di over 60 si è ingrossata oltre misura. E, alle ultime ele­zioni, agli italiani è parso perfettamente normale che si sfidassero per la carica di Presidente del Consiglio due settantenni.

Se si fossero trovati in Italia, tanti politici stranieri "navi­gati" sarebbero stati trattati come poppanti. Basti pen­sare a Bill Clinton, divenuto presidente Usa a 46 anni, Aznar e Zapatero (saliti al governo della Spagna ri­spettivamente a 43 e 44 anni d'età), Tony Blair (primo ministro a 44 anni).

In tempi di feroci polemi­che sulla ''casta" e sulla co­siddetta "antipolitica", un'occhiata alle carte d'i­dentità dei parlamentari può fornire qualche ele­mento utile in più. Non per giovanilismo o insofferenza verso il passato, ma per ca­pire meglio le ragioni di un'anomalia tutta italiana. Una stortura che costringe tantissimi giovani talenti, pluri-laureati e con espe­rienze lavorative d'eccel­lenza, a trasferirsi armi e bagagli all'estero. Già, per­ché il fenomeno della "fuga dei cervelli" sembra essere dovuto all'incapacità dei politici di valorizzare quei giovani professionisti che sono la nostra "classe creativa". Una massa di trenten­ni e quarantenni condan­nati al precariato e ad una perenne sala d'attesa, men­tre all'estero sarebbero da tempo classe dirigente.

Tre di questi "young profes­sionals" (Alessandro Fusac­chia, Fabio Oliva e Davide Rubini) hanno descritto questo fenomeno nel libro "Linfa nuova, aprire la poli­tica ai giovani professioni­sti". Il volume (presentato a Cesena domenica scorsa) inaugura la collana dei qua­derni del ''Laboratorio de­mocratico europeo", l'asso­ciazione nata tre anni fa da un'idea dell'onorevole San­dro Gozi. Nello spirito del­l'associazione il libro non si limita ad analizzare, ma fa proposte concrete per riu­scire a sbloccare, almeno in parte, l'attuale stato di co­se. La prima è quella di can­didate i giovani professioni­sti italiani al Parlamento eu­ropeo. Un'istituzione ormai importantissima (il 70 per cento delle leggi economi­che italiane è figlia dalla le­gislazione comunitaria) che fino ad oggi è stata conside­rata dai partiti italiani un ri­fugio per politici trombati o un parcheggio per gli amici degli amici. Con una perdi­ta d'immagine e prestigio dell'Italia a tutto vantaggio degli altri paesi.

Altra proposta è l'istituzio­ne negli enti locali di un "assessore per Lisbona", una persona esperta di ma­terie europee che stimoli innovazione, leghi univer­sità e imprese, cerchi di tra­durre a livello locale l'agen­da di Lisbona concordata dalla Ue.

Gli autori, infine, ritengono urgente la creazione di un osservatorio nazionale che riferisca direttamente al Governo sulle migliori poli­tiche pubbliche straniere. Perché l'Italia si metta final­mente a copiare dai paesi primi della classe, anziché perdere tempo e soldi a ri­scoprire l'acqua calda. MiB


 
Presentazione del quarto quaderno
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E' partito il tesseramento per l'anno 2009
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Comunicato sul primo quaderno LDE
Un gruppo di giovani ulivisti animati da Sandro Gozi, deputato dell’Ulivo, annuncia il proprio sostegno a Veltroni ...
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