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Blue card Acchiappa cervelli

La scelta non è tra immigrazione o non immigrazione ma tra im­migrazione gestita bene o gestita male.

È da questa considerazione che dibattito e proposte sulla. questione immigrazione dovrebbero partire.

La sfida europea, e di tutti i governi europei, è duplice: contrastare il de­clino demografico europeo e incentivare la crescita economica. Ciò vuol dire rendere più efficace la gestione dei flussi di manodopera meno qua­lificata, di cui c'è un grande bisogno ma anche colmare le carenze di la­voratori qualificati in certi settori.

Le varie statistiche indicano chia­ramente che oltre il 55% di lavorato­ri qualificati emigra negli Stati Uniti, mentre solo il 5% bussa alle porte dell'Unione europea e ancor meno chiede o riesce ad arrivare in Italia. Anche la capacità di attrazione di lavoratori qualificati è un fattore di competitività e anche su questo Eu­ropa e Italia sono in ritardo rispetto ad altri paesi.

Bisogna allora invertire questa tendenza e imparare a competere con paesi come gli Stati Uniti o il Canada. E occorre farlo rapida­mente perché se paesi come l'In­dia confermano in futuro gli attua­li tassi di crescita sarà sempre più difficile attirare in Italia quegli in­gegneri o informatici di cui abbia­mo un grande bisogno.

La "Carta blu europea" propo­sta dalla Commissione per dare impulso all'immigrazione legale e attrarre lavoratori qualificati pro­venienti da paesi extra-comunitari è un passo in avanti importante e una risposta efficace alla famosa green card americana. La Carta europea consisterà in un permes­so di lavoro e residenza, concesso rapidamente, e riservato agli immigrati extracomunitari altamen­te qualificati a certe condizioni come la richiesta di assunzione da parte di un'azienda, la laurea o il diploma specialistico e almeno 3 anni di esperienza professionale nello stesso campo. Avrà validità di due anni e potrà essere proro­gabile per altri due. Trascorso un biennio nel primo paese di acco­glienza, verrà garantita la possibi­lità all'immigrato di spostarsi e lavorare in qualsiasi paese del­l'Unione europea. Le garanzie e i diritti assicurati dalla Carta blu saranno addirittura superiori a quelli della green card americana in termini di mobilità e ricongiun­zione famigliare.

L'immigrato in­fatti potrà portare con sé il coniu­ge, che a sua volta avrà la possibi­lità di lavorare.

La Carta è quindi una risposta al bisogno di maggiore competività della Ue. E mira a superare ostacoli burocratici che impedi­scono molto spesso alle nostre imprese di avvalersi di manodope­ra qualificata tanto rara quanto necessaria. Per questo, il progetto di carta blu europea va accompa­gnato a azioni che facilitino la mobilità e l'ingresso anche di stu­denti e ricercatori di paesi extraeu­ropei. In questi giorni, in Italia stiamo dando attuazione a norme europee che consentiranno alle nostre università ed istituti di ri­cerca di concludere più agevol­mente convenzioni con ricercato­ri di paesi terzi, In parallelo, dob­biamo rafforzare e annientare le dotazioni finanziarie per azioni a sostegno di programmi, come Erasmus Mundus ,volto a favorire la cooperazione tra università eu­ropee ed extraeuropee e ad attrar­re in master europei studenti non comunitari. Una risposta moder­na e articolata dell'Europa al famo­so Fullbright americano.

Ma un vero approccio integra­to, che anche ìl ddl Amato-Ferrero vuole giustamente privilegiare, richiede anche un'attenzione par­ticolare per evitare dì penalizzare lo sviluppo dei paesi di provenien­za degli immigrati provocando la cosiddetta "fuga di cervelli". Esi­stono infatti settori sensibili, come quello sanitario, che soffrono di gravi carenze in molti paesi in via di sviluppo. Occorre allora favorire un'immigrazione circolare, che incentivi il ritorno. Il lavoratore immigrato potrebbe così mettere a frutto l'esperienza e il know-how appreso in Europa per contribuire alla crescita nel proprio paese di origine. In Italia, superare l'im­pianto formalistico e inutilmente repressivo della Bossi-Fini vuol dire anche integrare gestione dei flussi e politiche di sviluppo.endo­geno puntando non sulla fuga, ma sullo scambio, la circolazione e la diffusione delle competenze spe­cialistiche. Un dibattito da affron­tare in modo allo stesso tempo pragmatico e lungimirante, ab­bandonando un approccio ideolo­gico che il nostro paese non può più permettersi.

 
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E' partito il tesseramento per l'anno 2009
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