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Il voto agli immigrati

12 settembre 2008
Autore: Stefano Velani
A sentir parlare di voto agli immigrati è innegabile che tanti di noi abbiano avvertito un qualche formicolio...A parlare invece di voto alle amministrative per gli stranieri regolari residenti in Italia da almeno cinque anni, anche se non in possesso della cittadinanza italiana, già si lascia più spazio ad una serena riflessione.

E’ con quest’ultimo spirito che Walter Veltroni, alla vigilia della ripresa dei lavori parlamentari, ha annunciato la sua proposta sull’immigrazione di imminente presentazione, scrivendo a Fini per chiedergli di accelerarne l’iter. Già nel lontano 2003 infatti, proprio Fini, allora Vicepremier, aveva lanciato una proposta simile, sostenendo che i tempi fossero ormai maturi per una discussione.

A maggior ragione dunque dovrebbero esserlo oggi, per la progressiva scomparsa dei “confini” propriamente detti, per l’allargamento dell’Unione europea, per la ricchezza economica, demografica e culturale che gli immigrati possono rappresentare per questo Paese e per la loro presenza sempre più capillare ed irrinunciabile sul territorio.

Certa politica nostrana tuttavia non sembra esser ancora matura per accettare almeno una discussione su idee integrazioniste. Quando poi quella stessa politica fa parte integrante del Governo e ne condiziona de facto l’operato, è gioco forza che ne evidenzi le divergenze ma ne decida anche l’agenda…

I cittadini italiani invece, come spesso avviene, sanno essere più maturi, realisti e lungimiranti dei politici che li rappresentano visto che, stando almeno ad un recente sondaggio (Crespi ricerche, http://luigicrespi.clandestinoweb.com/tag/voto-per-gli-immigrati ), più della metà degli italiani sarebbe favorevole a concedere il diritto di voto per le elezioni amministrative agli immigrati.

Se smettessimo infatti di ragionare secondo lo schema “voto uguale cittadinanza”, saremmo anche più svincolati da logiche ormai datate ed anacronistiche. Amministrative infatti non vuol dire politiche e gli immigrati regolari che pagano le tasse meritano d’esser appieno premiati ed integrati, non certo discriminati.

Il fatto poi che, come sostenuto dal Premier, un tema non sia una priorità o non sia all’ordine del giorno non implica che non se ne possa discutere o che non vi possa essere inserito, a maggior ragione quando ha rappresentato un momento di rara anche se limitata sintonia politica fra Maggioranza ed Opposizione…

Recarsi alle urne non è un riconoscimento di cittadinanza e rappresenta semmai una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per una concreta e progressiva integrazione.
Aspettiamo di vedere il testo della proposta Veltroni prima d’esprimere un parere, ma non si scordi che vera integrazione è parità anche di diritti, e non solo di doveri…

 
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