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Per una nuova stagione Costituente

6 febbraio 2008
Autore: Stefano Velani
E’ in uno scenario di aspra crisi politica che quest’anno è venuto a cadere il sessantesimo anniversario della Costituzione della Repubblica italiana, entrata in vigore il 1 gennaio del 1948.

Il Paese, nello smarrimento generale dei valori essenziali che essa rappresenta e nel profondo clima d’incertezza ed inquietudine in cui ormai da qualche tempo si dibatte, quasi distrattamente s’è accorto di un evento che invece proprio quei valori riporta prepotentemente all’attenzione.

E’ in questo contesto che il Presidente Napolitano, il 23 gennaio scorso, ha pronunziato il discorso celebrativo della ricorrenza, nell'Aula di Palazzo Montecitorio riunita per l’occasione in seduta comune.
Un momento solenne, quasi a voler ricordare agli italiani che così come quella Costituzione fu il prodotto di una grave crisi ed il frutto di un alto e nobile compromesso fra i partiti antifascisti, allo stesso modo oggi l’attuale crisi ha in sé tutte le potenzialità più idonee per esprimere la rinascita di nuovi valori ed ideali condivisi. In tale sfondo d’incertezza, la Costituzione può e deve costituire un grande e valido quadro di riferimento unitario, un “patrimonio comune” di cui nessuna forza politica oggi possa rivendicare in esclusiva l'eredità, in quanto tema distinto ed autonomo dalle alterne vicende dei partiti, delle maggioranze e dei governi.

La validità è tuttavia cosa ben diversa dall’attualità e nessun testo giuridico, sia pure fondante e lungimirante, ha in sé le caratteristiche dell’eterna giovinezza e dell’immutabilità. L’aggiornamento ed il riequilibrio del disegno istituzionale d’altronde si pongono come effetti legittimi e naturali della cultura politica che li ha saputi esprimere.

Se tuttavia i principi generali e la prima parte della Carta costituzionale scontano positivamente il suo carattere aperto e fondativo, non altrettanto si può dire della seconda parte, dedicata alla struttura costituzionale della Repubblica, ripetutamente oggetto di proposte o tentativi di revisione, affidati alle procedure già saggiamente previste con l’articolo 138 dai costituenti (procedura aggravata), quando addirittura non consegnati a Commissioni bicamerali dai risultati quantomeno deludenti.

Non a caso infatti proprio il Capo dello Stato nella cerimonia celebrativa ha posto l'accento sulla necessità di revisione di alcune «essenziali e ben delimitate» disposizioni della seconda parte della Costituzione, non più al passo con i tempi.

Proprio di recente, con un dibattito sulle riforme istituzionali strozzato da logiche partitiche, rileggendo le proposte inserite da Walter Veltroni nel suo “decalogo”, molte sono quelle di natura costituzionale: il superamento del bicameralismo perfetto, assegnando alla Camera la titolarità dell’indirizzo politico, della fiducia al governo e della funzione legislativa e facendo invece del Senato la sede di collaborazione tra Stato ed autonomie; la riduzione del numero dei parlamentari; il rafforzamento della figura del Presidente del Consiglio.

Guarda caso si tratta proprio degli stessi obiettivi di fondo perseguiti (anche se con indiscusse problematiche su talune modalità attuative) dalla riforma costituzionale approvata la scorsa legislatura dalla Casa delle libertà e bocciata poi col referendum popolare del 25 giugno 2006.

Ma è proprio questo il lato più singolare della questione! Al di là di alcune questioni tecniche, tutto è riuscito a rimanere paralizzato nonostante sia ormai ampiamente riconosciuta la necessità di un restyiling della Carta, e nonostante su almeno parte di queste prospettate riforme si siano ormai trovati sostanziali consensi fra le principali forze politiche.

Forse il fatto che la ricorrenza del sessantesimo venga a coincidere proprio con un momento in cui gli italiani si trovano a doversi dare un nuovo Governo dovrebbe indurci a riflettere seriamente, una volta per tutte, sulla necessità di un’unitarietà sistematica dell’architettura riformatrice, ben al di là dei calcoli contingenti.

La nostra Carta d’altronde è nata in una congiuntura storica ben più tragica dell’attuale e nonostante ciò l’ha saputa superare grazie al patto originario fra forze politiche diverse e contrapposte, nell’interesse del Paese. Sta pertanto a noi oggi e ai nostri futuri inquilini di Palazzo Madama e Montecitorio scegliere per una stagione Costituente che sappia essere all’altezza di quel progetto, nella lungimiranza di un’idea e nel coraggio di portarla avanti.
 
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